Questione di distanza

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


L’amore a distanza è un tema controverso. Ognuno ha la sua idea: chi pensa che sia impossibile, chi pensa che sia un buon modo per mantenere l’amore senza che esso diminuisca. Personalmente credo nell’amore a distanza senza mai sottovalutare il vedersi fisicamente, che ritengo fondamentale. L’amore a distanza, anche se per un breve periodo serve. Serve a capire di che pasta è fatto il nostro amore, serve a capire se il nostro amore resiste ai chilometri. Perché quando lei è lì, a 1500 km distante da te, e tu senti la sua voce o vedi una sua foto e senti un fuoco che ti brucia dentro, allora significa che l’amore c’è. E quando c’è l’amore, c’è tutto. Tutti i chilometri che ci dividono spariscono quando vedo il tuo viso. E poi hai quella voglia di correre a dormire, perché sai che solo mentre sogni potrai vederla come se fosse lì con te. “Io sono qui senza di te, ma ti sento dentro, qui dentro, ad un millimetro dal cuore. Ci vedremo stanotte nei sogni e saremo finalmente io e te”. E poi lo sappiamo, tutti i chilometri che dividono dalla nostra metà, dovunque andremo e qualunque cosa faremo, non potranno mai portaci via il nostro amore, se è vero. Lo diceva anche Properzio più di duemila anni fa “quamvis diducere amantis non queat invitos Iuppiter ipse duos” (sebbene separare due amanti contro la loro volontà non lo potrebbe lo stesso Giove”. Ma, alla fine, cos’è la distanza? Per me la distanza è la congiunzione “e” nella frase “io e te”; quella stupida congiunzione che non permette ad “io” e “te” di stare insieme, sempre e per sempre.

Questione di priorità 

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.

Nella vita, a mio parere, esistono due tipi di priorità. Le priorità assolute e le priorità relative. Quest’ultimo tipo sono le priorità delle piccole cose. “Oggi la mia priorità è studiare un capitolo di storia”. “Oggi la mi priorità è compilare la metà delle pratiche che ho sulla scrivania”. Sono priorità che a breve termine, ti fanno sentire vivo. La priorità assoluta, invece, è ben diversa e soprattutto ben più grande. La priorità assoluta è il nostro scopo nella vita; è il votare la vita a qualcosa, come per esempio o all’amore o allo studio oppure al lavoro o ancora al divertimento. Mentre possono esserci più priorità relative, di priorità assoluta che ne sarà soltanto una nella nostra vita. Attenzione: non sto dicendo che se una persona ha come suo scopo il raggiungimento dell’amore, non può avere passione o mettere impegno nel sul lavoro. Credo che si possano gestire entrambe contemporaneamente, ma ogni persona, nel proprio cuore, ha una preferenza, seppur minima ma comunque una preferenza, per l’una o l’altra cosa. Fermiamoci un attimo: le priorità relative di pensano con la mente, le priorità assolute, invece, si sentono dentro. Ed è proprio qui che “cadono gli uomini” come dice Francesco Gabbani. Non possiamo prendere una priorità relativa e farla diventare lo scopo della nostra vita, sennò quest’ultima diventerà un fantoccio. Non confondiamo la ragione con il sentimento.

Questione di scacchi

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


Pedone nero in f4. La vita come una partita di scacchi è un qualcosa di già visto. Ma se molti pensano ciò significa che forse un minimo di verità c’è in questa similitudine. In fondo la nostra vita è fatta per raggiungere uno scopo, anche a costo di “mangiare” l’avversario: mors tua, vita mea. Questa è una visione di una civiltà decivilizzata, ma purtroppo è questa la scacchiera su cui “giochiamo”. Nella nostra vita, tra le altre cose, proteggiamo il nostro scopo, il nostro re dell’interiorità, troppo potente e pigro per difendersi da solo; per questo abbiamo bisogno della nostra regina per giocare bene. La nostra vita è fatta di mosse e contromosse, di botte e risposte. Torre in d7. La nostra vita è composta anche da avversari sleali che approfittano delle nostre scelte sbagliate o di nostre indecisioni per farci cadere la vita addosso come una torre che cade “mangiata” dal nemico. Cavallo in g6. Ci sono gli amici-alfieri che intervenendo in obliquo, anche da l’intento, spuntando dal nulla che ci aiutano a difenderci, così come ci sono anche le persone più vicine a noi che pur di proteggerci fanno grandi salti ad “elle”. Regina in f7. Mai sottovalutare nessuno. È la prima regola del “gioco”. Non conta chi abbiamo come avversario, non conta come abbiamo imparato a giocare, non conta quanto l’avversario si atteggi forte, non conta che l’avversario provi a farci cadere con tutti i modi possibili, anche sleali. Conta solo una cosa: come giochiamo la partita più importante, quella chiamata vita. Scacco matto.

Questione di equilibrio 

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


Serve essere equilibristi per tenere la vita in piedi. Ogni cosa ha il suo tempo. Una frase che mi veniva ripetuta da bambino, che tutti almeno una volta nella vita hanno sentito “C’è il tempo dello studio e il tempo del gioco. Ora è il momento di studiare quindi usalo e poi verrà il tempo di giocare.” Per quanto odiosa (in tenera età) questa frase è di una chiarezza enorme. Noi il tempo l’abbiamo, vita uti scias longa est diceva Seneca; sta a noi riconoscere il tempo giusto per fare le cose, per vivere alla nostra vita al meglio, in modo da non trascurare nulla. Noi, equilibristi della nostra vita, dobbiamo essere attenti a non fare cadere nulla mentre prepariamo la pila di sedie in equilibrio, dobbiamo stare attenti a non cadere dal filo su cui camminiamo. Ogni sedia, ogni passo, è un pezzo della nostra vita come gli amici piuttosto che un hobby oppure lo studio piuttosto che il divertimento o la famiglia o ancora il partner. Se una di queste sedie pesa di più, se uno di questi piccoli passi che noi facciamo non è fatto nel modo giusto, le sedie cadranno e cadremo noi. L’equilibrio, il baricentro, il mezzo in cui riusciamo a gestire la nostra vita al meglio. In medio stat virtus. Ogni cosa ha il suo tempo. Riconosciamolo. Non lasciamo cadere nulla dalla nostra pila di sedie. Non cadremo noi.

Questione di “stop and stare”

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


Fermati e Fissa. C’è un momento, deve esserci per forza, in cui ti fermi e fissi un punto di fronte a te. Quel momento momento in cui ti ritrovi con te stesso, in cui ti domandi se sei soddisfatto, ti domandi se quello che fai è la cosa giusta. Quel momento in cui ti stacchi dal corpo e pensi di essere altrove, e lì immagini il tuo futuro più prossimo. Il momento in cui sogni ad occhi aperti qualcosa; qualcosa che potrebbe non accaderti, ma già averla sognata ed immaginata rende tutto più vivo e reale. Il momento delle classiche domande esistenziali. Il momento in cui ti chiedi perché sei lì e non da un’altra parte, il momento in cui decidi tutto il necessario da fare per arrivare allo scopo della tua vita. Il momento in cui resti fermo, ma solo con i piedi; perché la tua mente vola e i pensieri, come uccelli, si posano sul tetto del mondo e lo osservano. Osservano e ragionano. Infine tornano da te dopo aver deciso come fare per arrivare al tuo scopo nel mondo. Tutto è più chiaro ed ordinato, la decisone è presa. Però:

Vladimiro: “Allora andiamo?”

Estragone: “Andiamo.”

Non si muovono.

Fermiamoci. Riflettiamo. Muoviamoci, la prossima volta.

Questione di ferrovia

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


Non so voi, ma io amo la ferrovia. Si è stupido lo so, ma è più forte di me. La ferrovia, così come anche la metropolitana, ha sempre avuto un ruolo importante nella scrittura e nell’immaginazione collettiva. Nella rivoluzione industriale l’idea di viaggi veloci, l’idea di progresso, di novità, di lusso, ha sempre accompagnato questo mezzo di trasporto. Oggi diciamo che la ferrovia è una delle cose che ha meno a che fare con il progresso tecno-scientifico. Escludendo le “Frecce” e prendendo solo ad esempio i treni regionali ci rendiamo subito conto dei vagoni lasciato all’incuria e dei viaggi di 100km che durano ore. Eppure, nonostante tutti questi difetti, la ferrovia è fantastica. È un microcosmo. Ogni viaggio potrebbe diventare un romanzo di qualche scrittore modernista. E poi il contrasto che c’è tra l’affanno e la corsa per andare a prenderlo con la staticità del treno sui binari che aspetta che poi si inverte con le veloci e sfocate immagini di campagne, alberi, cittadine e montagne e l’immobilità dei passeggeri all’interno, in una sorta di chiasmo. E poi quei due lunghi pezzi di ferro che corrono sul terreno ti danno quel senso di illimitatezza e di infinito. La ferrovia nel suo essere com’è e come la conosciamo tutti è bellissima. Sono certo che molti pendolari non la pensino come me, ed è anche normale. Ma nonostante questo sono certo che tutti, più di una volta nella vita, sono rimasti affascinati dal “prendere un treno”. Perché alla fine il treno potrebbe essere un po’ come la vita. Alla nostra stazione, al binario 7, chiaramente il più distante da noi, il nostro treno ci aspetta, quello che ci porta dove i nostri sogni vogliono. E noi corriamo per arrivare al binario 7. Quando siamo lì dall’altro parlante la voce ci comunica che il nostro treno personale è stato spostato al binario 1. E così via, sempre ad inseguire il nostro treno, quello della nostra vita. Perché, diciamo la verità, quando siamo in ritardo e stiamo correndo per prendere sul treno, si prova nell’animo una strana sensazione, forse quella di essere invincibile; un Don Chisciotte che corre contro il tempo e che, alla fine, forse vince.

Questione di bacio 

Le questioni sono delle situazioni che costituiscono un problema, a cui cerchiamo la nostra soluzione. Ma questione può significare anche un qualsiasi fatto considerato nell’importanza o nelle incertezze che presenta.


Intanto iniziamo con una domanda. Cos’è l’amore? L’amore è lei. L’amore è la persona a cui tu pensi mentre stai vedendo un bel film, o mentre ascolti una canzone che ti piace particolarmente. L’amore è la persona a cui pensi quando immagini il tuo futuro. L’amore è lei, sono passate ormai le solite “apostrofo rosa” o “il fuoco”. L’amore è il suo volto che ti viene in mente quando chiudi gli occhi, l’amore è il suo profumo quando sei lontano, l’amore è una sua foto quando ti manca. L’amore è la sua voce al di là di uno schermo. “Si ma il bacio?” Ora ci arriviamo, non puoi capire il bacio se non capisci l’amore. Perché il bacio non è una cosa banale; il bacio, quello vero però, non è quello che si dà il sabato sera in discoteca al tipo o alla tipa che hai conosciuto 5 minuti prima. Quando vedi la tua persona, lì, su quella panchina, che ti aspetta senti quella sensazione di volare. Quella sensazione che esistete solo tu e lei, quel sentimento così forte che in un secondo, pufff, scompare tutto. Arrivi da lei, la guardi negli occhi, gli stessi in cui vedi riflesso te stesso e poi succede. Succede che le labbra si avvicinano ed ecco: il bacio. Il bacio è quella bomba che ti esplode in bocca che ti infiamma il corpo, quella sensazione di brivido e di calore insieme. Il bacio vero è quel qualcosa di più nella vita, il bacio è quello che si ha il coraggio di dare con l’ultimo respiro nei polmoni. Il bacio è quel gesto di forza con il quale dici al mondo “Fermi tutti, ora comando io”. L’amore è potenzialità, il bacio è l’atto di quella potenza.